L’impatto dei social media sulla salute mentale e consigli pratici su come tutelarci.

L’impatto dei social media sulla salute mentale e consigli pratici su come tutelarci.

Contesto

Dal 2010 l’utilizzo dei cellulari divenne parte della vita quotidiana della maggior parte delle persone. Con questa rapida diffusione iniziarono a diffondersi anche i primi social network. Dapprima i social media vennero impiegati principalmente per mantenere i contatti con amici, parenti e per condividere momenti gioiosi della propria vita. Negli anni successivi qualcosa però iniziò a cambiare. Molte delle aziende fondatrici di piattaforme social iniziarono ad assumere esperti di scienze comportamentali. L’obiettivo cardine fu quello di creare interfacce che stimolassero il rilascio di dopamina, che massimizzassero il tempo di permanenza sulla piattaforma e creassero una sensazione di gratificazione immediata. Questa mossa contribuì a creare una forte dipendenza tra la popolazione, che come vedremo tra poco contribuì a recare gravi danni alle persone soprattutto nel lungo periodo.

Statistiche

Considerando il grafico dei disturbi psicologici ricavato dall’incrocio dei grandi database sanitari globali, tra il 2010 e il 2026 si può notare chiaramente come i disturbi psicologici nella popolazione mondiale siano aumentati di circa il 40%.

La fascia d’età più a rischio secondo il professor Jonathan Haidt e il suo team di ricerca è quella degli adolescenti dai 13 ai 18 anni. Infatti il grafico ha registrato un aumento in percentuale dei disturbi psicologici pari al 109% nelle ragazze e al 49% nei ragazzi.

Gli aumenti evidenziati dai grafici sicuramente sono dovuti, almeno in parte, alla maggiore consapevolezza dei disturbi psicologici e alla progressiva riduzione dello stigma nei loro confronti. Al netto di ciò reputo comunque che i meccanismi principali dei social, come: la dipendenza mascherata da banale passatempo, critiche mascherate da interazioni, l’assenza nel mondo reale percepita come noia e la comparazione continua con individui esteticamente perfetti rappresentino la principale causa di questo aumento così considerevole dei disturbi psicologici.

Primo cellulare

Secondo ricerche e report demografici ad intervalli di tempo regolari effettuati dalla Common Sense Media che prendono in considerazione un periodo temporale tra il 2010 e il 2026, nei continenti più sviluppati (EU/USA) si può notare come nel 2010, l’età media di quando si entrava in possesso del primo cellulare era di circa 12,5 anni, mentre ad oggi vediamo che questa età è in costante calo, infatti attualmente l’età media stimata è attorno agli 8,5 anni.

Considerando uno studio condotto dall’Università Cattolica di Milano nel settore, si nota come l’utilizzo dei social media comincia circa un anno dopo il primo telefono. Considerando ciò è facile comprendere che se l’età media del primo cellulare continuerà a diminuire probabilmente verrà seguita anche da un utilizzo dei social media sempre più precoce.

Sviluppo del cervello umano

Il cervello umano soprattutto nei primi anni della vita è soggetto ad una forte fase di configurazione. I social media stanno intaccando questo periodo molto delicato, portando ad una serie di danni per lo sviluppo del soggetto.

Prima infanzia, 0-2 anni: questa è l’età in cui i neonati sviluppano attività motorie di base, iniziano a esplorare il mondo attraverso i sensi e formano i primi legame affettivi verso i genitori. Questa è la fase più delicata nella vita di un essere umano.

Infanzia e preadolescenza, 6-12 anni: in questa fase i bambini iniziano a sviluppare abilità sociali e cognitive. Comincia anche un primo approccio graduale verso i propri sensi di competenza, ciò solitamente accadde tramite i propri successi scolastici e nell’autostima attraverso le interazioni sociali con coetanei. Questa fase è caratterizzata da un forte cambiamento emotivo e comportamentale.

Adolescenza, 12-18 anni: in questa fascia d’età l’individuo affronta cambiamenti radicali che lo influenzeranno per il resto della sua esistenza. Si inizia a sviluppare la propria identità, il proprio carattere e i propri valori. Inoltre cresce il desiderio di indipendenza dai genitori e di relazioni di ogni tipo, sentimentali o di amicizia. Questa è considerata da molti esperti una fascia d’età tra le più delicate nella vita di un essere umano. In questa fase si è molto esposti ad input esterni e i social network con la moltitudine di informazioni che forniscono al cervello umano, ostacolano i meccanismi naturali di socializzazione e diminuiscono la capacità di attenzione.

Danni concreti

Numerosi studi mostrano come un eccessivo consumo dei social media comporti 5 principali danni allo sviluppo del cervello umano:

Frammentazione dell’attenzione: Uno studio condotto in collaborazione tra i ricercatori del Karolinska Institutet e la Oregon Health & Science University su questo argomento, ha monitorato per quattro anni un campione di 8.324 bambini dai loro 10 ai loro 14 anni. La ricerca ha comparato il loro tempo di utilizzo sui social media alla loro soglia di attenzione. I risultati hanno mostrato come i bambini che trascorrevano molto tempo sulle piattaforme social tendevano a sviluppare un graduale declino nella capacità di attenzione. Alla fine dell’esperimento si è notato che banalmente anche il suono di una singola notifica interrompeva l’attenzione dell’individuo, facendolo distrarre dall’attività in cui era impegnato.

Comparazione costante: Durante il periodo dell’adolescenza l’individuo, come già detto, inizia ad evolversi e svilupparsi su temi delicati come: identità, autostima, eccetera. Solitamente gli utenti più attivi sui social sono proprio adolescenti che si stanno formando e che vengono continuamente esposti a standard irraggiungibili, fisici perfetti, volti senza imperfezioni e persone con successi straordinari. La costante visione di individui perfetti crea sul lungo periodo insoddisfazione corporea, ansia sociale, ricerca ossessiva dell’approvazione, riduzione dell’autostima e sintomi depressivi.

Dipendenza: In molteplici studi basati sulla Risonanza Magnetica Funzionale si nota come dipendenze chimiche, dovute ad esempio alle droghe, e la dipendenza da social media hanno in realtà molti sintomi in comune. Ciò dovrebbe far capire quanto questa dipendenza sia logorante e non meno grave di altre. Si nota inoltre che la dipendenza da social media altera l’umore del soggetto, gli fa percepire l’urgenza di rimanere connesso, gli fa cambiare le priorità e in alcuni casi comporta dei disturbi psicologici gravi come ansia cronica o depressione.

Deprivazione sociale: In uno studio condotto dall’American Time Use Survey (ATUS) del Bureau of Labor Statistics che ha preso in considerazione la fascia d’età 15-24 anni, fa notare che il tempo trascorso quotidianamente con gli amici dal 2003 al 2019 sia calato drasticamente. Il grafico mostra che nel 2003 si trascorreva circa 150 minuti giornalmente con amici. Nel 2019 invece il tempo medio trascorso giornalmente con amici nel mondo reale si è ridotto notevolmente, arrivando fino a 40 minuti al giorno. Ciò rappresenta una riduzione in percentuale superiore al 70% e se studi più recenti mostreranno continuità nel trend mostrato in questa ricerca, sarà inevitabile il tragico impatto che si potrà avere sulla socializzazione dei giovani.

Privazione del sonno: Un individuo tra gli 8 e i 13 anni dovrebbe dormire dalle 9 alle 11 ore a notte, mentre, tra i 14 e i 18 anni, tra le 8 alle 10 ore. Questo è un bisogno naturale del corpo umano che negli ultimi anni sta mancando sempre di più. Un’analisi di trentasei studi correlazionali condotta dai ricercatori Alonzo, Hussain, Croker e Illingworth nel 2021, ha evidenziato come un elevato uso dei social media porti alla mancanza di sonno. Ciò è causato dai troppi stimoli che il cervello riceve quando scorriamo il feed di una qualsiasi piattaforma social. La stessa analisi dichiara anche che la privazione del sonno, soprattutto in età delicate come queste, causi una maggior probabilità di riscontrare disturbi psicologici nel lungo periodo.

Come contrastare concretamente il problema?

I social media se usati nella maniera corretta possono essere un mezzo estremamente efficace per interagire in modo sano e responsabile con chi, per esempio, non abbiamo la possibilità di vederci di persona; possono essere un mezzo per informarsi o divulgare le proprie conoscenze, come faccio io stesso; possono inoltre essere un mezzo efficace per trovare lavoro e molto altro. I social non sono da demonizzare completamente, ma come disse un vecchio saggio: “è la dose che fa il veleno”. Ritengo che l’uso dei social media sia da tenere sotto controllo e che anche i vari stati e governi debbano introdurre nuove rigide leggi e politiche sull’età minima di accesso ai social media e limitare il tempo di permanenza sulle varie piattaforme . Intanto che aspettiamo cambiamenti drastici da parte di enti istituzionali, che spero ci saranno, noi possiamo tutelarci instaurando queste piccole e semplici abitudini nella nostra vita quotidiana:

Non utilizzare social nei primi 30 minuti appena svegli: in molti studi condotti sul tema, si è notato che questa abitudine apparentemente innocua aumenti la dipendenza, frammenti l’attenzione durante l’arco di tutta la giornata e contribuisce a dare un senso di pigrizia costante. Piuttosto sarebbe meglio svegliarsi senza l’ausilio di una sveglia, se possibile, prendersi cura del proprio corpo. Ad esempio, farsi una doccia e un leggero stretching appena svegli aiuta parecchio ed è un ottimo modo iniziare la giornata al meglio.

Suddividere le zone della casa per compiti specifici: è importante che ad esempio si usi la sala da pranzo solo per mangiare, si usi la scrivania solo per studiare, si usi la poltrona solo per rilassarsi e si usi il letto solo per dormire. Ciò aiuta il cervello a stabilizzarsi ed eseguire le sue funzioni al meglio in base al luogo in cui ci troviamo.

Non utilizzare il telefono almeno 60 minuti prima di dormire: i cellulari che tutti noi possediamo forniscono della luce che il nostro cervello elabora come luce solare. Ciò altera la produzione della melatonina, ormone naturale che regola il ciclo dormi-veglia. Inoltre il cellulare, soprattutto se utilizziamo social media, fornisce una vastissima mole di input che mettono il cervello in una fase di elaborazione e processione dei contenuti continua. In questo modo si attiveranno molte zone del cervello dedicate all’elaborazione delle informazioni e di conseguenza faticheremo maggiormente ad addormentarci. Piuttosto sarebbe conveniente riporre il telefono in un’altra stanza e dedicarci ad attività rilassanti e meno “veloci”. Ad esempio leggere, fare meditazione o semplicemente fermarci e perderci nei nostri pensieri. Queste sono attività che non stimolano eccessivamente il cervello permettendoci di addormentarci e riposare al meglio.

Riporre il cellulare in un’altra stanza: quando siamo intenti a svolgere attività complicate o che richiedono concentrazione, come nel lavoro, nello studio eccetera, è bene posizionare il telefono in un luogo fuori dal nostro campo visivo e in silenzioso, in quanto la sola visione del cellulare o il suono di una notifica riducono l’attenzione non facendoci concentrare pienamente. Uno studio condotto dalla professoressa Gloria Mark della University of California, dichiara che dopo il suono di una notifica, il tempo impiegato prima di raggiungere nuovamente il livello di concentrazione precedente è mediamente di 23 minuti e 15 secondi.