Introduzione
Nel 2026, secondo uno studio condotto dalla ManpowerGroup, il 70% delle aziende italiane dichiarano di far fatica a trovare personale adatto alle proprie esigenze. Allo stesso tempo però troviamo disoccupati, più di un milione in Italia attualmente, che sono infelici dell’attività lavorativa che svolgono, oppure che non sono in grado di trovarne una. Per comprendere più accuratamente questa apparente contraddizione dobbiamo analizzarne le cause, le conseguenze e le possibili soluzioni.
Dati
Come menzionato poc’anzi, il 70% delle aziende in Italia dichiara di riscontrare delle difficoltà nella ricerca del personale lavorativo. Al contempo, individuiamo centinaia di migliaia di giovani italiani che non riescono a trovare alcun tipo di attività lavorativa. Infatti in Italia, secondo i dati ISTAT di aprile 2026, ci sono circa 300 mila giovani, pari al 16,9%, tra i 15 e i 24 anni che sono in cerca di lavoro. Per quanto concerne invece, la popolazione totale italiana, si parla circa di 1 milione e 342 mila individui, pari al 5,1%, che sono attualmente disoccupate.
Definizione di disoccupato
Per riuscire a comprendere meglio questi dati è importante precisare cosa si intenda per “disoccupato” negli studi effettuati. Per essere disoccupato devi essere in possesso di tre requisiti contemporaneamente quali:
- Non aver svolto nemmeno un’ora di lavoro retribuito nella settimana precedente alla rilevazione.
- Aver compiuto almeno un’azione concreta per la ricerca del lavoro nelle quattro settimane precedenti alla rilevazione.
- Essere disponibile per iniziare a lavorare nelle due settimane successive.
Poiché si pone questa difficolta da entrambe le parti coinvolte?
In economia questa apparente contraddizione viene chiamata “skills mismatch”, in italiano “incongruenza di competenze”. I dati raccolti da Unioncamere e dall’ISTAT ci spiegano questo strano fatto con quattro principali problemi:
- Mancanza di figure specializzate: le aziende cercano determinate abilità e caratteristiche nei loro dipendenti, che però, molto spesso non vengono rispettate dalle persone in cerca di lavoro.
- Posti di lavoro precari: molti dei possibili lavoratori rifiutano posti di lavoro per problemi legati all’elevata mole di ore lavorative, allo stipendio insufficiente, eccetera. I lavoratori chiedono condizioni più favorevoli, ma le aziende sono impossibilitate dal fornirgliele, altrimenti resterebbero senza margini operativi.
- Differenze geografiche: le aziende che sono in cerca di dipendenti si trovano in quantità maggiori al Nord e al Centro Italia. Mentre dai dati ufficiali si nota chiaramente una soglia di disoccupazione più alta nel Sud Italia. Questo divario geografico crea un problema che non sempre si riesce a colmare. Infatti, è facile comprendere che non chiunque è disposto a trasferirsi a centinaia di chilometri lontano da casa, abbandonando famiglia, amici e abitudini.
- Invecchiamento della popolazione: la popolazione italiana sta invecchiando troppo rapidamente. Banalmente gli anziani che ogni anno vanno in pensione, sono di un numero maggiore rispetto ai giovani che entrano nel mercato del lavoro. Chiaramente ciò comporta l’insufficienza di figure necessarie per ricoprire la totalità degli impieghi che si liberano. Questo è uno dei principali problemi che l’Italia affronta e che è intenta a risolvere.
Queste problematiche quali danni creano allo sviluppo dell’Italia?
Questo fenomeno crea una serie di problematiche da cui difficilmente se ne potrà uscire in futuro se non si agisce subito. I problemi principali sono i seguenti:
- Perdita di crescita economica del paese: quando un’azienda non riesce ad assumere abbastanza dipendenti è obbligata a diminuire la produzione del bene o del servizio che offre. Questo nel lungo periodo comporta una riduzione inevitabile del PIL italiano, che quindi si tramuta banalmente nel fatto che l’Italia produce meno ricchezza di quanto ne è realmente in grado.
- Spesa pubblica maggiore e meno entrate: tutte le persone disoccupate non lavorando, non pagano l’imposta sui redditi, non versano i contributi previdenziali che servono per pagare le pensioni attuali e avendo meno soldi da spendere, acquistano meno, facendo conseguentemente incassare allo stato meno IVA. Inoltre siccome disoccupati, lo stato offre loro dei sussidi, ovvero soldi che temporaneamente li aiutano a mantenersi. Chiaramente ciò erode inevitabilmente le casse dello stato.
- Fuga dei cervelli: la mancanza di produttività comporta l’impossibilità da parte delle aziende di offrire contratti di lavoro competitivi per attrarre nuovi talenti. Questo disincentiva giovani laureati ad entrarne a far parte, continuando a prediligere l’estero che offre spesso stipendi maggiori, migliori condizioni lavorative e quindi una qualità di vita superiore. Secondo l’ISTAT, nel 2024, circa 25.000 laureati tra i 25 e i 34 anni hanno abbandonato l’Italia per problemi lavorativi, al netto dei poco più dei 4.000 che sono rimpatriati nel paese. È facile calcolare che vi è una perdita di circa 21.000 laureati annualmente, figure specializzate che servirebbero all’Italia, ma che invece contribuiscono all’economia di un altro paese. Inoltre lo stato subisce un doppio danno, per questi laureati, in passato, ha anche investito denaro e risorse nella loro educazione attraverso la scuola pubblica, investendo nella forza lavoro futura, della quale però, ne beneficierà un altro paese.
- Aumento della povertà e disuguaglianze sociali: anche se ci sono posti di lavoro liberi ciò non aiuta tutti i disoccupati, infatti come abbiamo già visto per colpa del fenomeno “skills mismatch”, si allarga il divario tra chi ha le competenze che servono per il mercato attuale e chi invece non le possiede. Chi ha le competenze richieste dal mercato, riesce a ricevere stipendi più che dignitosi per via della poca offerta e tanta domanda che vi è, invece, chi si trova sprovvisto delle competenze adatte, rischia di rimanere disoccupato per lunghi periodi, col rischio di ritrovarsi addirittura sotto la soglia di povertà.
- Perdita di competitività internazionale: se l’Italia è vittima di tutti questi problemi quali: diminuzione del PIL, maggiore spesa pubblica, fuga dei cervelli e aumento della povertà, nel lungo periodo potrà perdere potere nella contrattazione internazionale, ritrovandosi maggiormente esposta a periodi di crisi rispetto ai giganti europei e globali.
Conclusioni
Grazie ai dati che abbiamo evidenziato è facile notare nella realtà non manca né il lavoro né tantomeno i lavoratori, ma piuttosto un ponte che li colleghi. Una soluzione aggiuntiva oltre quelle che l’Italia sta già attuando per risolvere questo problema, a mio parere, potrebbe essere un maggior focus sull’indirizzamento delle competenze nei giovani studenti. Penso che sarebbe utile dedicare uno spazio dedicato nelle scuole italiane per aiutare giovani studenti a fargli comprendere dove risiede il proprio potenziale, dove hanno un talento naturale e di conseguenza facendoli appassionare ad un argomento specifico. Se questo metodo funzionerà e l’Italia si impegnerà ad alzare i salari, penso che si potrebbe concretamente limitare la fuga dei cervelli, e anzi, contribuire a creare figure specializzate che successivamente diventeranno una risorsa fondamentale nell’economia del nostro paese. Per quanto mi riguarda questo è un problema strutturale e la chiave di svolta risiede nell’educazione delle future generazioni.
