L’immigrazione in Italia: storia, criticità, benefici e opinione dell’autore

L’immigrazione in Italia: storia, criticità, benefici e opinione dell’autore

Introduzione

L’immigrazione in Italia è ormai da anni al centro di importanti discussioni politiche. Solitamente ci sono due schieramenti principali su questo argomento. La prima scuola di pensiero percepisce l’immigrazione come un comportamento “estremo”, eseguito da parte di persone che non hanno nulla da perdere, e che quindi si lanciano in mare aperto su piccole barche improvvisate in cerca di un miglioramento di vita, e che quindi, l’Italia ha il compito, almeno morale, di accoglierle. La seconda cerchia di individui percepisce invece il tema come un fenomeno che potrebbe comportare diversi danni al paese come, criminalità, problemi all’economia italiana e varie problematiche che andranno ad influire sulla sicurezza dei cittadini. Oggi cercherò di fare chiarezza sul tema, riporterò dati reali e spiegherò nella maniera più comprensibile possibile questo fenomeno. Mi ritaglierò anche un breve paragrafo conclusivo per argomentare la mia opinione personale e le possibili soluzioni che attuerei in merito.

Definizione di immigrato

La definizione di immigrato secondo il Vocabolario Treccani si suddivide in tre categorie, riporto testualmente:

  1. Immigrati regolari: chi si è stabilito temporaneamente o definitivamente per ragioni di lavoro in un territorio diverso da quello d’origine.
  2. Immigrati irregolari (o clandestini): privi di permesso di soggiorno.
  3. Immigrati stagionali: coloro che emigrano in un paese straniero sostandovi per brevi periodi, limitatamente alla durata del contratto lavorativo che li lega all’azienda che li ha richiesti.

Ora che abbiamo compreso il significato di immigrato possiamo riuscire a comprendere ed elaborare meglio i dati che analizzeremo.

Storia dell’immigrazione ed emigrazione in Italia

Il XIX sec.

Per comprendere meglio l’immigrazione attuale in Italia dobbiamo necessariamente spiegare dalle origini quale è stata l’evoluzione di questo fenomeno in Italia. Nel periodo della creazione del Regno d’Italia, nel 1861, il paese rappresentò un territorio povero e per maggioranza agricola. Proprio in quel periodo molti italiani scelsero di emigrare. Le destinazioni principali di arrivo furono: Stati Uniti, Brasile e Argentina. Si stima che dal 1861 fino all’inizio degli anni venti del ‘900, siano emigrati quasi 15 milioni di italiani.

L’inizio del XX sec.

Dal 1915 al 1945 l’emigrazione italiana all’estero diminuì drasticamente. Questo fu dovuto, almeno parzialmente, da alcune misure che introdusse Mussolini per limitare l’emigrazione italiana all’estero. Il secondo periodo di forte emigrazione italiana avvenne tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni settanta del secolo scorso. Questo fenomeno, siccome nella realtà comprese molti paesi europei, venne chiamato proprio migrazione europea. L’Italia fino all’inizio degli anni settanta del ‘900 fu principalmente un paese di emigrazione.

Da paese migrante a paese di immigrazione

Dagli anni ’70 in poi però qualcosa cambiò. Si può notare come stime e fonti affidabili indicano che proprio in quel periodo, l’emigrazione italiana all’estero iniziò a diminuire gradualmente, mentre l’immigrazione straniera in Italia iniziò ad aumentare. Questo molto probabilmente fu dovuto dal miracolo economico italiano, un periodo che intercorre tra l’inizio degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Questo fu un periodo di forte crescita economica del paese, che comportò anche una notevole industrializzazione e sviluppo tecnologico dello stesso. Inoltre verso la fine degli anni ’70 del XX secolo, molti paesi europei come Germania, Svizzera e Belgio ridussero significativamente i programmi di reclutamento dei lavoratori esteri per via della oil crisis, verificatasi nel 1973. Al contempo l’Italia era ormai un paese sviluppato e con stipendi dignitosi, quindi rappresentava un’ottima meta soprattutto per gli immigrati che provenivano da paesi più poveri. Inoltre in seguito allo sviluppo economico dell’Italia, aumentò anche il livello di istruzione medio per gli italiani, facendoli quindi sostare più tempo nell’ambiente scolastico, e alcuni posti di lavoro, soprattutto in alcuni settori, come l’agricoltura, rimasero liberi. Proprio in questo cambiamento italiano iniziò la prima grande immigrazione estera in Italia. Nei decenni a seguire (anni 80 e 90) l’età media italiana iniziò ad aumentare, creando posti di lavoro anche in settori nella cura degli anziani, e molti immigrati ricoprirono parte della domanda. L’Italia diventò quindi gradualmente un paese predisposto all’immigrazione, piuttosto che al fenomeno opposto. Questo avvenne soprattutto siccome ormai, l’Italia offriva buone opportunità lavorative, e non era più indispensabile emigrare all’estero in cerca di esse. Negli anni ’70 la popolazione straniera in Italia rappresentava circa 150.000 individui, nel 2000 si attestava intorno ad 1 milione e 340 mila, nel 2010 circa 4 milioni e 235 mila, un numero più che triplicato in soli 10 anni. Questi aumenti così notevoli furono dovuti dal ricongiungimento delle famiglie ma soprattutto da alcune politiche che ebbero lo scopo di regolare i flussi di immigrazione nel paese, comportando un’entrata nel mondo del lavoro più facile e un’integrazione altrettanto semplificata. Nei primi anni del duemila le comunità più numerose in Italia erano quella marocchina e quella albanese. Successivamente quando tra il 2004 e il 2007 furono annessi altri paesi all’Unione Europea, tra cui la Romania, la mobilità tra i cittadini europei diventò più facile, e in poco tempo proprio la popolazione rumena aumentò rapidamente, diventando la comunità più numerosa in Italia. Dal 2010 al 2020, la popolazione straniera su suolo italiano incrementò gradualmente fino ad arrivare ai 5 milioni. Dalla pandemia il numero di stranieri in Italia si è pressoché stabilizzato sui 5 milioni, come detto poc’anzi. Attualmente, secondo dati ISTAT, il 1° gennaio 2026 la popolazione straniera presente in Italia è pari a 5 milioni e 560 mila individui, di cui circa 3 milioni e 650 mila impiegati regolarmente in attività lavorative su suolo italiano. *quest’ultimo dato considera individui esteri con cittadinanza ancora straniera o che hanno ricevuto la cittadinanza italiana

Aspetti positivi avvenuti nella società per merito dell’immigrazione

Questa forte ondata migratoria di stranieri verso l’Italia negli ultimi 50 anni, ha comportato nette migliorie, ma altrettante criticità. Analizziamo queste due categorie da vicino, per comprendere come si potrebbe creare un paese migliore e piacevole, per chiunque ci abiti. I tre principali miglioramenti che ho individuato sono i seguenti:

  1. Età media più bassa. Considerando i dati ISTAT, l’età media dei nuovi immigrati in Italia è mediamente di 31 anni. Mentre l’età media della popolazione italiana nel paese è di circa 46 anni. Presupponendo che i nuovi arrivati nel paese lavoreranno regolarmente, contribuiranno conseguentemente al sistema pensionistico italiano, oltre che a far progredire l’intera economia nazionale.
  2. Coperture lavorative. Con il progressivo aumento della qualità di vita in Italia, molti dei lavoratori italiani, spesso si rifiutano di essere impiegati in ruoli faticosi o con salari insufficienti. Mentre la popolazione immigrata in Italia, spesso trovandosi senza alternative, decide di accettare impieghi usuranti o con salari bassi, contribuendo a coprire la manodopera in settori con carenza di personale come, l’agricoltura, l’assistenza di anziani, ecc. Questo se non regolato però, come vedremo tra poco, potrebbe contribuire a creare una disuguaglianza sociale progressivamente più ampia e danni concreti anche all’economia italiana.
  3. Nuove aziende. Secondo i dati riportati da “integrazione migranti”, al 30 giugno 2025 in Italia, sono presenti circa 678.000 imprese fondate e condotte da individui nati all’estero, le quali rappresentano circa l’11,9% delle imprese totali presenti al momento sul suolo nazionale italiano. L’Italia è sempre stato storicamente, e continua ad esserlo, un paese con prevalenza di piccole e medie imprese, che alimentano quotidianamente l’economia italiana. Questa fitta rete di aziende permette all’Italia di essere in possesso di molti settori lavorativi e attivi, di conseguenza diversificando bene, e comportando uno sviluppo positivo dell’economia italiana.

Criticità nella società legate all’immigrazione

In questo paragrafo mi sento di evidenziare i tre problemi principali, che questa forte ondata migratoria ha portato all’Italia. I seguenti sono quelli che definisco maggiormente concreti.

  1. Delinquenza. È ormai diventato innegabile già da qualche tempo, che la delinquenza di comunità estere, provenienti principalmente dal Nord Africa, sta aumentando significativamente, diventando un problema e un danno concreto per la tranquilla e conviviale quotidianità italiana. Un dato che ci fa comprendere al meglio questa situazione, è il seguente. Considerando dati Ministeriali, negli istituti carcerari italiani al momento sono presenti circa 20.300 individui di provenienza straniera, principalmente marocchina, essi rappresentano il 31,5% della popolazione carceraria totale. Eseguendo qualche rapido calcolo sulla base dei dati elencati, si nota una chiara correlazione tra l’etnia dell’individuo e una maggior propensione nel commettere reati. Comunque sia, ritengo intellettualmente corretto precisare anche, che la maggior parte dei reati commessi da stranieri, vengono eseguiti da immigrati irregolari e clandestini, spesso in contesti di marginalità sociale ed economica.
  2. Pressione sui servizi statali. Ciò che succede quando si verifica un importante flusso migratorio verso l’Italia è l’aumento della domanda di servizi pubblici. Infatti per ogni nuovo straniero giunto in Italia si dovranno, idealmente, creare opportunità pari a quelle dei residenti, e spesso queste opportunità vengono finanziate dallo stato. Ad esempio: un immigrato arriva in Italia, non ha lavoro, casa, né documenti italiani; in questo caso lo stato italiano dovrà impiegare la sua forza lavoro pubblica per accogliere l’individuo in strutture apposite, trovargli talvolta lavoro tramite agenzie affiliate e fabbricargli documenti o il permesso di soggiorno. Ovviamente sono procedimenti ministeriali e servizi obbligatori che, giustamente, lo stato e la legge deve garantire. Però creano indubbiamente un carico finanziario aggiuntivo allo stato, che potrebbe influire sul debito pubblico italiano, un altro problema che il paese italiano sta combattendo.
  3. Salari al ribasso. Come abbiamo già evidenziato antecedentemente in questo testo, spesso gli stranieri che arrivano sul suolo italiano, siccome si ritrovano economicamente in difficoltà, sono maggiormente predisposti ad accettare lavori usuranti e con salari insufficienti. Questo comporta conseguentemente un ribasso salariale su molti dei settori in cui gli stranieri sono maggiormente impiegati. La dinamica appena evidenziata potrebbe creare problemi ai lavoratori italiani, in quanto affrontando spese maggiori rispetto a quelle di un immigrato, non riescono a vivere una vita dignitosa, ritrovandosi talvolta sotto la soglia della povertà. Inoltre anche le condizioni di lavoro degli stessi operai peggiorano. Molti imprenditori in possesso di aziende agricole non pagano a sufficienza i propri addetti e quando avviene, spesso senza contratto regolare. In questo modo si crea un circolo vizioso: gli immigrati accettano paghe ridotte, senza contratto regolare e lavori usuranti perché obbligati; il lavoratore non è protetto da malattie o infortuni; e lo stato non riceve le tasse per poter offrire i servizi pubblici di cui la società ha bisogno. uestQuesto circolo vizioso spesso è dovuto soprattutto dal sistema che sfrutta questi lavoratori, conosciuto più comunemente come caporalato.

Opinione personale e le soluzioni che attuerei per risolvere il problema

In questo paragrafo conclusivo invito chiunque stia leggendo questo articolo, a lasciare da parte l’influenza della fazione politica a cui si ritiene di appartenere, e concentrarci oggettivamente sul problema. Dai dati elencati emergono molti aspetti positivi legati all’immigrazione, ma altrettante criticità su cui intervenire. Penso che la delinquenza esercitata da stranieri in Italia, sia uno dei principali problemi che bisogna combattere. In questo periodo storico, anche i centri delle più grandi città italiane sono “sotto attacco” dalla micro criminalità straniera. Ciò rende pericoloso anche solo essere di passaggio in quelle zone, oltre che aumentare il degrado urbano generale. Se analizziamo gli individui che maggiormente si trovano immersi in queste situazioni, sono immigrati giunti in Italia sprovvisti di qualunque tipo documento per la loro permanenza nel paese. Concerne la mia visione, è proprio ciò che dobbiamo andare a combattere. Per quanto riguarda l’immigrazione clandestina, che è la piaga più pericolosa di questa situazione, bisogna bloccarla alla radice. Appena un individuo straniero giunge in Italia, se è sprovvisto di permesso di soggiorno, visto o altri documenti simili, l’unica soluzione, a mio avviso, da attuare è rimpatriarlo alla destinazione di partenza. Ho sentito dire da molti che si tratta di “individui fragili”, “in cerca di un futuro migliore” e con “la guerra che sta distruggendo il loro paese”; io capisco perfettamente questa situazione ma evidentemente chi afferma ciò non comprende ciò che l’immigrazione clandestina potrebbe comportare nel lungo periodo. Chi dichiara le affermazioni precedenti, spesso si batte quotidianamente per la libertà, e pensa per giunta, che affermando ciò siano coerenti con la loro battaglia. Io penso l’esatto opposto, non regolando i flussi migratori nel nostro paese si ridurrà la libertà di qualsiasi individuo presente nel contesto, sia dei cittadini italiani che degli immigrati. I cittadini Italiani verranno privati della loro libertà poiché non si sentiranno più sicuri anche solo di passeggiare nella propria città, e in concomitanza con ciò, gli immigrati che convivono in ambienti degradati, probabilmente faranno uso di droghe o soffriranno di disturbi psicologici (come spesso accade), e conseguentemente staranno male, fisicamente e mentalmente, abbassando la loro qualità di vita e limitando la loro libertà. Ritengo quindi che le affermazioni di cui parlavamo poc’anzi, non rappresentino una buona causa per abilitare l’immigrazione incontrollata, illegale o clandestina nel nostro paese. Se non agiamo oggi per bloccare il problema, ci ritroveremo domani con micro criminalità aggressiva in ogni angolo della strada, seppur già ci troviamo, almeno parzialmente, in una situazione simile. Concretamente penso che il paese italiano debba introdurre nuove politiche per regolare il flusso migratorio e bloccare completamente l’entrata di immigrati clandestini. Penso che giunti alla situazione in cui ci troviamo bisogna adottare misure drastiche, alcuni spunti di riflessione potrebbero essere i seguenti:

  1. espatriare all’estero gli immigrati che commettono reati in modo recidivo, o che sono irregolari;
  2. esercitare la legge con maggior efficacia, nel concreto mi riferisco ad immigrati che commettono piccoli furti, e che non ricevono nessun tipo di condanna;
  3. in concomitanza con la precedente, aumentare le pene previste o gli espatri in caso di reati;
  4. in ultima istanza, non ammettere stranieri che abbiano precedenti penali, qualunque essi siano.

Reputo che queste siano delle leggi che si bisognerebbe attuare in questo periodo storico, considerando anche la situazione attuale in cui il nostro paese si trova. In futuro se il problema dovesse migliorare, si potrebbe alleggerire l’attenzione sui casi, ma ripeto, ad oggi non è possibile farlo. Detto ciò bisogna comprendere anche chi si trova dall’altra parte. Infatti ci sono molti immigrati che giungono in Italia con l’obiettivo di avere una vita più dignitosa, ma che spesso si ritrovano a lavorare, come detto antecedentemente, in situazioni estremamente complicate, dal punto di vista di benessere fisico, mentale ed economico. Bisogna garantire a chiunque le stesse opportunità lavorative e non permettere ai datori di lavoro di sfruttare questi lavoratori, che spesso si ritrovano quasi costretti ad accettare impieghi così usuranti poiché si ritrovano in estrema difficoltà economica. L’ultimo punto che voglio trattare è il problema del caporalato. Questa problematica reputo si potrebbe risolvere in modo relativamente semplice, aumentando i controlli sulle aziende e controllando in modo accurato che tutto sia conforme alle leggi attualmente vigenti in Italia. Per quanto riguarda l’offrire pari opportunità penso sia opportuno aumentare l’efficacia di strumenti già utilizzati per combattere il problema. Lo stato italiano offre infatti già corsi di lingua italiana, formazione professionale mirata, centri di impiego pubblici per indirizzare i possibili lavoratori, eccetera; ma spesso sono procedimenti lenti o poco utilizzati. Se si aumentasse l’efficacia di queste strutture, penso che si potrebbe ridurre drasticamente l’impatto negativo dell’immigrazione sulla società italiana. L’immigrazione è un tema delicato e tale va trattato. In conclusione ritengo che l’ausilio di alcune nuove politiche talvolta più severe, ma anche nuove politiche indirizzate all’assistenza di tali individui, potrebbero produrre, soprattutto nel medio-lungo periodo, cambiamenti incredibilmente positivi e far diventare il nostro paese, un luogo di riconciliazione tra culture differenti.